Quando si parla di panorama, abbiamo accennato nell'introduzione che ci si riferisce ad un formato superiore a 3:1; semplificando il concetto al massimo, uno dei due lati dell'immagine finale dovrà essere molto più lungo dell'altro lato. Nella pratica si eseguono tanti scatti in sequenza in modo che possano essere uniti tra loro in post produzione. Un panorama potrà così essere formato da due scatti sequenziali cosi come da 30 o 40 scatti.
Panorama ottenuto dall'unione di due scatti orizzontali con
teleobiettivo
Panorama ottenuto dall'unione di otto scatti verticali che
copre 160° di angolo di campo
Il risultato finale è un immagine che rappresenta il mondo secondo un angolo di campo di vista superiore a quello umano. Possono essere coperti tranquillamente 180° o 360° sia in orizzontale che in verticale e, come vedremo nel secondo articolo, potrà essere rappresentato tutto quello che circonda la fotocamera a 360°.
Canon 70-200 F/2,8 L USM, 5 scatti in verticale da sinistra a destra
Nell'immagine appena sopra sono stati uniti 5 scatti verticali per ottenere un unico panorama orizzontale. Occorre fare alcune considerazioni sulla costruzione dell'immagine. In primo luogo ogni singolo fotogramma è stato registrato verticalmente: questo consente di sfruttare il lato lungo del fotogramma in tutta la sua interezza aumentando il numero di informazioni a disposizione. La carrellata orizzontale può essere costituita da quanti scatti vogliamo, osservando la cautela di sovrapporre almeno un terzo di ogni fotogramma, di modo che il software di stitching abbia dati sufficienti per generare i punti di controllo.
Diversi fattori pregiudicano l'immagine finale, primo fra tutti il fatto che nel ruotare la fotocamera per eseguire gli scatti necessari compiamo un errore di parallasse che distorce l'immagine e mette in difficoltà il software di stitching. Gli oggetti che si trovano all'infinito subiscono in maniera ridotta tale distorsione, mentre quelli presenti nel primo piano saranno difficilmente ricostruibili. Per risolvere tale problema bisogna utilizzare un cavalletto con testa panoramica, il quale permette di ruotare la fotocamera attorno al punto nodale; tratteremo in dettaglio questo aspetto nel prossimo articolo. Il modo migliore per ridurre l'errore di parallasse nelle riprese a mano libera è quello di scegliere una buona posizione con i piedi alla larghezza delle spalle e tenerli fermi per tutta la carrellata, ruotando invece il busto.